Via libera al percorso partecipativo sul futuro dei servizi sociali ed educativi

Il progetto è promosso da UDA – Unione Donne per Arezzo, in associazione con il coordinamento “Arezzo non ha bisogno di fondazioni"

AREZZO – Analizzare e discutere le attuali condizioni, la struttura, la gestione, le risorse e le possibilità di sviluppo dei servizi sociali ed educativi del Comune di Arezzo: questi gli obiettivi specifici del percorso partecipativo promosso dal comitato UDA – Unione Donne per Arezzo, in associazione con il coordinamento “Arezzo non ha bisogno di fondazioni” e presentato questa mattina nella Sala Rosa del palazzo comunale.

Intitolato non a caso “Insieme. Per decidere il futuro dei servizi educativi e sociali di Arezzo con la partecipazione dei cittadini”, il progetto mira a incentivare il dibattito e a strutturare un confronto diffuso e inclusivo intorno al tema dei servizi educativi e socio-assistenziali, due funzioni pubbliche affidate dalla legge specificamente al Comune, e sulle conseguenze di una loro eventuale esternalizzazione.

Presentato all’Autorità regionale di garanzia per la partecipazione lo scorso maggio, accompagnato dalla raccolta di 1.527 firme a suo sostegno, il percorso partecipativo ha ottenuto il via libera dalla Regione Toscana, la quale ha stanziato un contributo finanziario di 9mila euro per la realizzazione del progetto e delle iniziative ad esso legate.

L’idea di questo percorso ha preso avvio dalle intenzioni del Comune di Arezzo, espresse attraverso deliberazioni del Consiglio e della Giunta, di creare due fondazioni di partecipazione operanti nei settori dei servizi educativi e sociali – spiega Gabriella Cecchi, presidente del Comitato UDA-Unione Donne per Arezzo – Proprio in questi giorni, viene poi detto che la fondazione sarà una soltanto; tuttavia, non è dato sapere come sarà costituita, con quale assetto, con quale patrimonio, con quali scopi e deleghe gestionali. Eppure, i servizi per l’infanzia e i servizi socio-assistenziali riguardano un bacino sociale incredibilmente vasto e articolato che copre tutte le fasce di età e di genere, tutte le condizioni di vita e molteplici situazioni di difficoltà esistenziale. E’, dunque, concreto il timore di una progressiva esternalizzazione di questi servizi così essenziali, nonché il rischio che questi stessi servizi vengano spacchettati e affidati a soggetti privati e terzi affidando alle loro mani fasce sempre più larghe di utenti”.

Il progetto segue con accuratezza le linee guida dettate dall’Autorità per la partecipazione e descrive, in modo dettagliato, le iniziative che saranno organizzate nella sua fase attuativa inquadrandone lo svolgimento in un arco temporale compreso tra quattro e sei mesi. Del percorso farà parte anche un gruppo di specialisti, i cosiddetti esperti facilitatori, che collaboreranno da subito al progetto interfacciandosi con cittadini, famiglie, enti pubblici, istituzioni, associazioni e mondo scolastico.

Tra gli strumenti messi in campo, non mancheranno le “interviste in profondità”, rivolte a soggetti particolarmente informati e qualificati sui temi del percorso partecipativo, un questionario online su larga scala per identificare le criticità correlate ai servizi educativi e sociali, e due laboratori aperti a tutta la cittadinanza che permettano agli utenti di dire la loro su questi servizi comunali, raccogliendo idee, esperienze e proposte migliorative attraverso la realizzazione di tavoli di confronto creativo. A chiusura del percorso, sarà inoltre organizzato un incontro aperto al pubblico in cui verrà presentato il documento finale del progetto contenente la “restituzione” dei dati emersi, i quali confluiranno in un manifesto condiviso del modello di welfare della città di Arezzo.

Si tratta di un percorso impegnativo e complesso che non ha precedenti a livello locale e regionale, stanti l’importanza e l’ampiezza dei temi da trattare: il welfare locale, la qualità dei servizi educativi, sociali, socio-sanitari, le necessità e le attese della popolazione – prosegue il coordinamento “Arezzo non ha bisogno di fondazioni”, realtà a cui hanno aderito associazioni di promozione sociale e di volontariato, organizzazioni sindacali e politiche, nonché cittadini da tempo impegnati nella società aretina – Con lettera dell’8 settembre, l’Autorità Regionale, ha chiesto al Comune di Arezzo se intenda collaborare attivamente alla realizzazione del percorso partecipativo.

Come previsto dall’art. 18 della Legge Regionale 46/2013, si potrà passare alla fase attuativa soltanto se il Comune aderirà all’iniziativa: altrimenti il progetto e il relativo contributo decadranno. Vedremo, nei prossimi giorni, cosa succederà e quali motivazioni istituzionali saranno formalizzate, da parte del Comune, per aderire al progetto oppure respingerlo. Siamo convinti che questa sia una grande occasione di dibattito e confronto su questioni di primaria importanza, che coinvolgono decine di migliaia di cittadini. E anche se questo progetto sarà fermato dalla mancata adesione degli amministratori comunali, l’esperienza fin qui maturata, non andrà perduta”.