Lettera non spedita di Jennifer Cody Epstein

di Roberto Fiorini

New York, 1989.
Ava Fischer oggi ha davanti a sé tra le lenzuola del letto sfatto, le ceneri della madre Ilse.
Le ha ricevute via posta aerea in una scatola, inviatele da un avvocato insieme a un plico di lettere mai spedite e indirizzate ad un’amica d’infanzia.
Il mistero che avvolge la figura della madre, una donna algida e silenziosa che non le ha mai svelato chi fosse suo padre, né perché da piccolina avesse dovuto abbandonarla in un orfanotrofio in Germania, comincia da qui a svelarsi.
Disorientata dal lutto improvviso – mentre in parallelo flashback riportano alla mente la giovinezza di Ilse negli anni dell’avvento del Terzo Reich e la sua fondamentale amicizia con Renate Bauer – Ava si ritrova di colpo nel passato invischiata nei dolori e nelle incomprensioni che hanno segnato la sua vita, alla ricerca di una madre sconosciuta.
Quando Adolf Hitler divenne cancelliere della Germania nel 1933, lo fece con mezzi legali, rafforzato dalla diffusa popolarità del partito nazista.

Ora sappiamo cosa è successo dopo – la mostruosità dell’Olocausto – ma il genocidio è iniziato, come accade con i genocidi, con retorica e politica populista, pericolo mortale mascherato fino all’ultima fermata come ideologia.
Ci furono otto anni tra l’ascesa al potere di Hitler e l’inizio dell’Olocausto nel 1941, e in quel momento i tedeschi si rivolsero ai loro vicini ebrei.
Il male che ha permesso il genocidio è diventato un luogo comune, infettando le persone.
Prendendo le mosse dai ricordi di una donna che da giovane aveva aderito al nazismo, Jennifer Cody Epstein scrive un affresco poderoso, emozionante, per raccontare con forza e senza cedimenti il crimine – che non ha tempo – dell’adesione al male.
E il tentativo tardivo e tragico di spiegare scelte imperdonabili.
Wunderland – in Italia pubblicato da Rizzoli con il titolo Lettera non spedita – è un’epopea sull’amicizia e sulla famiglia in un contesto emotivo e drammatico.
Ci sono molti momenti in cui la narrazione potrebbe scivolare in un ingiustificato ottimismo ma ogni singola volta la Epstein rimane sulla strada più difficile, raccontando una storia tragica, brutale e vera.

Un romanzo intimo di un’amicizia recisa dalla storia e una saga familiare al tempo della guerra, scritta con penna sicura.
Lo storico racconta che cosa è accaduto, lo scrittore ti fa percepire e sentire lo svolgimento dei fatti.
Il romanzo della Epstein è uno di quei libri che ti fa percepire e sentire tutto: amore, perdita, tradimento e redenzione.
I paralleli al clima politico di oggi sono straordinari.
Leggere questo libro è come leggere le foglie del the, provare a predire un futuro che vogliamo tutti disperatamente allontanare, fatto di odio e diseguaglianze.
Un romanzo ricco e avvincente, travolgente e per certi versi sconvolgente.
Attraverso l’amicizia di due ragazze adolescenti nella Germania degli anni Trenta, Wunderland descrive, con dettagli intimi e agghiaccianti, il fascismo, il razzismo e la xenofobia, resi normali ed accettabili.

E come laepersone comuni, sedotte dalla chiamata della sirena del nazionalismo, siano spinte e sollecitate ad atti di disumanità.
Non possiamo e non dobbiamo ignorare le lezioni del passato.
Ma questo romanzo è più di una lezione di storia.
Wunderland è un romanzo bellissimo, assolutamente magnifico.
Una storia straziante di amicizia e tradimento che mi ha fatto rimanere sveglio fino alle due del mattino per non interrompere la lettura e il fluire del racconto.
Una storia che entra dentro il lettore e non lo lascia più.
Jennifer Cody Epstein ha una straordinaria capacità narrativa nella descrizione dei dettagli, fatto sempre in modo brillante e deciso.

Sapevo da anni che avrei voluto scrivere sull’Olocausto – ricorda la Epstein – non sulla sua mostruosità e violenza, ma su qualcosa che mi avrebbe aiutato a capire meglio. C’è voluto un po’ per individuare i semi del tipo di storia che volevo raccontare”.

Epstein, che vive a Brooklyn, a New York, con le sue due figlie e suo marito, il film maker Michael Epstein, è anche autrice del bestseller internazionale The Painter from Shanghai, basato sulla vita del pittore post impressionista cinese Pan Yuliang.
Collabora con diverse testate, tra cui The Wall Street Journal e Vogue.
Ha iniziato a lavorare a Wunderland nel 2013.
Soltanto dopo tre anni dall’inizio della ricerca e del processo di scrittura, la storia di Ilse, Renata e Ava ha iniziato a bussare al suo cuore.
Molte le domande che incontrava ricorrenti durante la scrittura del romanzo.

In che modo le lezioni del passato si traducono nel presente?
Come riconosci il male nella quotidianità della vita, soprattutto in te stesso?
È stata l’incapacità di Eichmann di riflettere sulle proprie azioni e di pensare dal punto di vista dell’altro che gli ha fatto commettere azioni così terribili su così ampia scala” ha sostenuto Hannah Arendt.
Questa mancanza di immaginazione costituisce ciò che lei definisce la banalità del male.
Una volta commesso un errore non può più essere cancellato” scrive Melita Maschman nel suo libro di memorie.
Ma un errore può consentire all’individuo di riconoscersi più rapidamente e di non essere sedotto da quell’errore di nuovo.
È da qui che partono le riflessioni della Epstein, secondo la quale la lezione cruciale è l’importanza di riconoscere non solo i torti che si ripetono intorno a noi, ma anche i fallimenti dentro di noi.