Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer

di Roberto Fiorini

Tutto è quello che è perché tutto è stato quello che è stato”.
Pochi debutti sono stati elogiati in modo così entusiasmante come Everything is illuminated di Jonathan Safran Foer pubblicato circa 20 anni fa.
Nelle centinaia recensioni pubblicate dai maggiori quotidiani internazionali gli aggettivi più utilizzati furono “impressionante”, “intelligente”, “selvaggiamente esuberante”, “meraviglioso”, “straordinariamente brillante”, “straordinariamente commovente”, “dolorosamente straziante”, “scioccante” e “linguisticamente brillante”.
Un tour de force di inventiva narrativa.

Tutto ciò che è illuminato è un romanzo splendidamente gratificante che accompagna il lettore attraverso mille emozioni. Un romanzo audace” scriveva il New York Times.
Everything is Illuminated di Jonathan Safran Foer pubblicato in Italia da Guanda editore con il titolo Ogni cosa è illuminata è un romanzo composto essenzialmente da due voci narrative: rispettivamente dell’ucraino Alex, e di Jonathan, studente ebreo americano, entrambe che si avvicinano alla stessa storia da due punti di vista diversi.
Quest’ultimo si sta recando in Ucraina per cercare la donna che presumibilmente salvò suo nonno durante la seconda guerra mondiale.
Tutto ciò che Jonathan ha per aiutarlo nella sua ricerca è una fotografia ingiallita.
Due voci che raccontano gli eventi in modo indipendente, ma anche dialogando tra loro.
Un viaggio immaginario aggrappato ai fili della memoria, fili impregnati di vita vera, storie d’amore, vicende tragiche e farsesche.

Un modo tutto nuovo di rileggere il passato per illuminare il nostro presente.

Con la vecchia fotografia in mano, Jonathan intraprende un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che (forse) ha salvato suo nonno dai nazisti.
Ad accompagnarlo il coetaneo ucraino Alex, della locale agenzia «Viaggi Tradizione», suo nonno – affetto da una cecità psicosomatica ma sempre al volante della loro auto – e un cane puzzolente.
Il racconto esilarante, ma a tratti anche straziato, del loro itinerario, si alterna a una vera e propria saga ebraica, che ripercorre la storia di un villaggio ucraino dal Settecento fino alla distruzione avvenuta a opera dei nazisti.
Un viaggio aggrappato ai fili della memoria, fili impregnati di vita vera, storie d’amore, vicende tragiche e farsesche.
Nel linguaggio di Alex intravediamo gli sforzi creativi stilistici del romanzo, mentre nella storia di Jonathan, la realtà diventa quel luogo in cui affermare il potere dell’immaginazione.
C’è poi il fatto che Alex occasionalmente colora il racconto con piccole bugie mentre traduce per Jonathan, e tutto concorre a creare un mondo unico in cui linguaggio e storia camminano assieme in un intreccio bellissimo ed inequivocabile.
Everything is illuminated riguarda molte cose.
Riguarda la memoria e il dolore del passato.
Ma anche l’identità.
Il passato diviene un luogo oltre che un tempo.
Il tutto incastonato in una linea narrativa molto evocativa.
Un romanzo senza dubbio originale, per certi versi inatteso.

La questione dell’originalità è certamente la più sorprendente perché Jonathan Safran Foer – che è chiaramente uno scrittore colto, intelligente e sensibile – tesse diligentemente un arazzo di storie, stili, idee e immagini prendendo spunto da Lawrence Sterne e da Dave Eggers ma anche dal realismo magico di Gabriel Garcia Marquez.
C’è pure un riferimento ingannevole al suo stesso nome nel protagonista.
A me è capitato d percepire come una delle cose più piacevoli del romanzo sia proprio quella di individuare le sue influenze.
E non si può negare che Jonathan Safran Foer le intrecci davvero con abilità.
Un libro che non è certo “un punto di svolta” nella letteratura internazionale e neppure “il più grande romanzo americano” ma certamente un bellissimo romanzo che non è soltanto la somma delle parti che lo compongono.

Alex è un moderno “Sancho Panza”, una guida turistica e un aiutante che accompagna l’eroe del romanzo, Jonathan, in una ricerca “donchisciottesca” per trovare il villaggio in cui viveva il suo nonno prima della guerra – prima che arrivassero i nazisti e lo distruggessero, insieme a quasi tutti gli altri abitanti ebrei.
Un libro molto serio che contiene momenti di umanità cruda e toccante.
Un libro ricco di una particolare forza emotiva ma anche di tanta tristezza.
Ci sono passaggi all’interno delle pagine così brillanti che ti costringono a fermarti per fare un bilancio, per rileggere, per riflettere su quello che hai appena letto.
Jonathan Safran Foer mostra inoltre un talento per l’umorismo: Alex è senza dubbio il personaggio più simpatico del libro, sia come traduttore inaffidabile che come narratore altrettanto inaffidabile.
La sensazione quasi fiabesca del passato contro il presente reale e crudo crea un contrasto davvero interessante.
Una meravigliosa cronaca di tre storie apparentemente non correlate – una narrazione della vita frizzante e irrefrenabile di un piccolo villaggio ebraico con tutti i suoi rituali, pregiudizi e mitologie; il resoconto epistolare della guida ucraina dei suoi viaggi e una candida esposizione della sua miserabile famiglia; e l’intensa ricerca dello studente americano per la verità sul passato di suo nonno.
Alla fine, incontriamo non una ma una moltitudine di verità, poiché è impossibile scoprire luoghi in cui una volta esisteva una famiglia senza portare alla luce molto di più.
Acclamato dal Times come un'”opera di genio” dopo la quale “le cose non saranno più le stesse”, il romanzo ha vinto il premio Guardian First Book diventando anche un film con Elijah Wood nel 2005.
Un romanzo creativo anche nella forma, non è scritto infatti in capitoli tradizionali ma attraverso diversi punti di narrazione e di vista.
Le lettere di un giovane ucraino, Alex appunto, che vuole conoscere tutte le cose americane.
Lettere scritte in un inglese bizzarro e molto divertenti.
Man mano che Alex prende dimestichezza con inglese, le sue lettere acquisiscono profondità.
Il suo nonno ucraino serba inquietanti segreti e ricordi della Seconda Guerra Mondiale.
Quando iniziano ad essere rivelati, le parole diventano ipnotizzanti attraverso una lunga confessione e raccontano, senza punti o virgole, tutta la paura e lo sgomento di quei momenti.
Poi c’è il punto di vista di Jonathan mentre è alla ricerca di tante risposte riguardo alla guerra.
Tutto ciò che ha – come detto – è soltanto una vecchia fotografia.
Infine c’è la storia quasi mistica di un villaggio e a questo punto il romanzo assume la forma quasi del dialogo teatrale.
Un suggerimento.
Occorre entrare fin dalle prime pagine in empatia con la scrittura di Safran Foer poiché per certi versi la trama del racconto può sembrare difficile da seguire ed anche confusionaria ma alla fine tutto assume un senso, e luoghi e tempo trovano il loro posto magico.
Una volta abituati a seguire i cambiamenti di luoghi e voce narrante, la storia inizia a fluire ed ogni pagine assume un significato svelando l’assoluta padronanza di scrittura di Safran Foer capace di giocare con le parole ma anche di darle assoluto valore poetico senza dimenticare la vena umoristica e per certi versi anche un po’ cinica.
Le lettere di Alex sono straordinarie.
Un romanzo piacevolmente divertente ma anche profondamente commovente.
Everything Is Illuminated scava nelle pieghe della storia.
Mentre la ricerca si sposta indietro nel tempo, la storia avanza, fino a quando la realtà si scontra con la finzione in una scena straziante di straordinaria potenza che chiaramente non svelerò.
La ricerca di persone e luoghi che non esistono più, di verità nascoste e di ricordi forti ma necessari che collegano passato e futuro.