Assistenza domiciliare alle persone non autosufficenti

AREZZO – Cresce l’età media della popolazione aretina, e aumentano le persone non autosufficienti che necessitano di assistenti familiari. Per questo nasce il progetto "In Famiglia" realizzato in via sperimentale nella zona socio sanitaria Aretina e Valtiberina, che ha come obiettivo primario quello di favorire la domiciliarità per le persone non autosufficienti e nel contempo far emergere il lavoro nero svolto dalle "badanti". "Il progetto sostenuto dall’Amministrazione Provinciale – ha spiegato mirella Ricci, assessore alle Politiche sociali della Provincia – che gode anche di un finanziamento regionale, si rivolge alle famiglie che hanno persone anziane o diversamente abili, per le quali serva assistenza domiciliare, ma prevede anche interventi formativi rivolti agli assistenti familiari e la creazione di un elenco provinciale diviso per zona sociosanitaria a cui gli assistenti potranno iscriversi e le famiglie attingere per le proprie necessità". Verranno aperti sportelli zonali di informazione, a cui possono rivolgersi sia le famiglie sia gli assistenti familiari. Gli sportelli forniranno alle famiglie interessate l’elenco degli assistenti familiari già formati e informazioni su come compilare la domanda di richiesta di contributo. Si troveranno presso il Centro per l’integrazione di Sansepolcro, presso l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Arezzo e presso Anolf/Cisl, partner del progetto. Saranno infatti la zona sociosanitaria Aretina e quella Valtiberina ad avviare la fase pilota di questo progetto, che verrà poi esteso anche alle altre zone del territorio provinciale. All’apertura degli sportelli, alla creazione degli elenchi e ai corsi di formazione per l’assistenza familiare, si aggiunge anche la possibilità, per le famiglie con basso reddito, di avere un contributo economico fino ad un tetto massimo di mille Euro. Donella Mattesini, assessore alle politiche sociali del Comune di Arezzo e l’assessore Filippo Betti della Comunità Montana Valtiberina, in rappresentanza delle due zone sociosanitarie coinvolte, hanno espresso piena approvazione per il progetto. "Si tratta – dice Donella Mattesini – di una implementazione rispetto a quanto già proposto dal Comune di Arezzo con uno specifico progetto. Sottolineo come si cerchi di fare rete nel territorio e di dare dignità ad un lavoro, quello dell’assistenza domiciliare, che spesso rimane nascosto nel contesto della famiglia, ma che è sempre più fondamentale nella nostra società". Sulla stessa linea anche l’assessore Betti: "Facilitando il contatto tra famiglie e assistenti domiciliari si offre una risposta concreta a necessità fondamentali, senza dimenticare il fattore importante dell’emersione di un lavoro spesso svolto in nero e in assenza di reciproche garanzie". Arezzo spicca per essere la provincia con la più alta percentuale di donne straniere sul totale dei lavoratori domestici: sono 2.264 su 3.316, pari al 68,3%. Per questo Lorenzo Sicheri di Anof/Cisl, partner del progetto, ha sottolineato l’importanza degli sportelli zonali: "Affrontiamo da ora una realtà sociale del futuro, tenendo in giusta considerazione le persone che svolgono questo lavoro, principalmente svolto da persone immigrate, ma non solo. Inoltre riteniamo necessario facilitare l’iter che le famiglie si trovano ad affrontare le procedure relative alla assunzione, gestione e cessazione dei collaboratori familiari, per semplificarne il percorso burocratico".