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Golpe in Madagascar, preso il palazzo presidenziale

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ANTANANARIVO – Golpe in Madagascar dove i militari si sono impadroniti degli uffici governativi, della Banca centrale e del palazzo presidenziale della capitale Antananarivo. Il blitz ha avuto inizio poche ore dopo la richiesta fatta dal leader dell'opposizione, Andry Rajoelina, alle forze della sicurezza di arrestare il presidente Marc Ravalomanan, che rifiuta di dimettersi nonostante una crisi politica che ha già provocato 135 morti.

Sono stati sparati colpi di arma da fuoco e si sono udite due forti esplosioni, ma il capo di Stato maggiore dell'esercito, il colonnello André Andriarijaona, che con uomini e carri armati ha circondato il palazzo ed è entrato senza incontrare particolare resistenza, ha spiegato di non voler più agire contro la popolazione civile. ''Per il momento non faremo altre operazioni" ha detto aggiungendo che l'irruzione ha lo scopo di ''affrettare la partenza di Ravalomanana. Siamo contrari allo spargimento di sangue. Fino a quando non avremo garanzie su come si comporteranno le guardie presidenziali non faremo irruzione nella residenza fuori dalla capitale".

Ravalomanana resta intanto asserragliato a Javoloha, a 12 chilometri dalla capitale, protetto da centinaia di fedelissimi e sostenuto dalla sua guardia personale formata da 400 soldati, molti dei quali, secondo alcune voci avrebbero tuttavia disertato unendosi con gli insorti.

All'inizio del mese di febbraio, durante gli scontri sanguinosi davanti al palazzo presidenziale, i militari avevano sparato contro i manifestanti uccidendo almeno 28 persone e ferendone circa 200.