Arezzo Casa e Arezzo in Comune: Arezzo in che mani!

Dichiarazione del consigliere comunale Roberto Bardelli

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Alla conferenza stampa di Arezzo in Comune mi è sembrato di vedere delle zitelle inacidite che rosicavano per quello che non sono state in grado di fare in questi anni e che invece riuscirà all’amministrazione Ghinelli. Sto parlando della questione dell’amianto in via Malpighi.

Sia Arezzo Casa, nella figura del suo padre-padrone Dindalini, che le amministrazioni precedenti non hanno risolto il problema nonostante avessero ricevuto da più parti indicazioni e imposizioni, non ultima quella della ASL che nel 2013 ordinava ad Arezzo Casa la rimozione dell’amianto, e nonostante avessero a disposizione strumenti normativi come incentivi su bonifiche e impianti fotovoltaici.

In più, Arezzo Casa si è distinta per progetti mai realizzati e per avere ostacolato, con ogni mezzo, negli ultimi 17 mesi le indicazioni ricevute dal Comune capoluogo fino a disattendere l’intero Consiglio Comunale dove, con voto unanime, compreso quello di Arezzo in Comune, era stato approvato un atto di indirizzo che chiedeva la bonifica degli immobili di via Malpighi.

Oggi siamo costretti a leggere che il capogruppo di Arezzo in Comune prende le parti di chi non rispetta il suo voto e che, anzi, continua a lasciare l’amianto dov’è dichiarando peraltro la sua non pericolosità. Capisco la contiguità politica Dindalini-Romizi, con la mediazione di Dringoli, la benedizione di Bersani e il santino di Grasso già pronto. Però, un po’ di coerenza visto che gli amici di Arezzo in Comune, come tutti noi, sono sistematicamente ignorati dall’attuale presidente Dindalini, ancora convinto di essere proprietario e non amministratore della partecipata.

E veniamo ai fatidici soldi per i lavori: tranquilli ragazzi, keep calm! Sono veri e già stanziati: il Comune li anticiperà e in un secondo momento li recupererà in danno ad Arezzo Casa. Che così finirà di mostrare muscoli e, per bocca di alcuni, sgolarsi in repliche, quelli sì fantasiose, sui giornali. Questa non è improvvisazione, né furberia, né finanza creativa ma una procedura amministrativa semplice semplice: in ogni caso quella giusta da seguire nei confronti di una partecipata evidentemente inadempiente nelle sue funzioni e sorda alle indicazioni che riceve. A proposito: nelle loro stanze comincino a fare di conto per mettere a bilancio i soldi che, il prossimo anno, quindi presto, richiederemo.