Giorgianni: “il disco rotto di Banca d’Italia è fronteggiare le crisi bancarie con l’accorpamento tra istituti”

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“Ormai il disco rotto di Banca d’Italia è quello di fronteggiare le crisi bancarie con l’accorpamento tra istituti. L’obiettivo è quello di far fronte ai costi crescenti in una fase in cui i ricavi faticano sempre di più.
Dopo infatti aver sventato il fallimento di Carige a spese dei contribuenti, Via Nazionale ha un’altra gatta da pelare: quella che riguarda gli istituti di credito del Sud, Popolare di Bari in primis, che si trovano in profonda crisi.
Immancabilmente quindi, senza averle a tempo debito controllate in maniera efficiente, torna adesso a chiedere il consolidamento delle banche al Sud, perchè un loro consolidamento, spiega il direttore generale Fabio Panetta – ma ci arrivavamo anche noi – potrebbe consentire di realizzare economie di scala e di diversificazione e di mettere a fattor comune le conoscenze sull’economia reale. L’obiettivo non deve essere quello di ricreare “banche del territorio”, – aggiunge – i cui limiti sono apparsi evidenti con la crisi.
A parte che invece appare evidente che la “crisi” non abbia riguardato solo piccoli istituti di credito, ma anche colossi come Mps, non comprendiamo bene secondo quale ragionamento fondersi ad un’altra banca con le tue stesse difficoltà possa in qualche maniera risollevare gli istituti dalla crisi.
Per il direttore generale Fabio Panetta però gli istituti rimasti nella zona, di dimensioni ridotte, devono ora avviare delle fusioni anche per poter meglio accompagnare una ripartenza del Mezzogiorno.
Ma davvero pensiamo che la fusione tra piccole banche cooperative sia la soluzione?

I processi di fusione sono tuttora in corso, accompagnati, come era facile prevedere, da resistenze locali, polemiche e critiche non sempre infondate. Già nel 2015 Banca d’Italia, tramite Carmelo Barbagallo, spiegò in commissione alla camera che le operazioni di concentrazione delle Bcc erano necessarie per consentire una vigilanza più penetrante, e di riflesso una riduzione dei rischi di bail in. Ma a distanza di due anni, se si considerano le vicende delle quattro banche poste in risoluzione (Etruria, Marche, Chieti, Ferrara), così come quelle del Monte dei Paschi di Siena e delle due banche popolari venete, con le ricadute disastrose per i clienti-risparmiatori, non si può certo dire che la maggiore dimensione bancaria si sia dimostrata un requisito valido per assicurare una adeguata vigilanza da parte degli enti preposti. Anzi, nel caso delle due banche venete, che erano tra le prime cinque banche italiane, i vigilanti Banca d’Italia e Consob hanno dimostrato gravi carenze nei rispettivi ruoli istituzionali, accompagnate da casi a dir poco scandalosi, quale l’assunzione strapagata di ex funzionari della Banca d’Italia da parte di una delle due banche venete, i cui conti erano, da tempo, tutt’altro che a posto.
Quindi Banca d’Italia non pensi che la fusione di due moribondi (molto spesso infatti si accorpano banche con difficile situazione patrimoniale) basti a salvare il malato, se poi tutto rimane com’è: lo stesso cda colpevole di aver portato la banca allo sbando e la loro vigilanza inefficiente.

Una fusione senza alcuna logica industriale, senza nessuna strategia e soprattutto senza prima riformare la governance e tutto quel malaffare che solitamente si nasconde dietro le quinte, non risana di certo i bilanci.
Ma ammettendo anche che, con l’accorpamento, l’attività di controllo di Bce e Bankitalia divenisse più agevole (anche se il vero problema è che dovrebbe divenire più efficente!) siamo sicuri che un sistema bancario del genere sia adatto al tessuto economico del Sud? ma dell’Italia in generale, costituito, per la gran parte da attività imprenditoriali piccole e piccolissime? cosa succederà alle piccole e medie imprese italiane quando si verificherà la prossima crisi – perché si verificherà, ce lo insegna la storia – e non potranno contare più su un sistema di banche locali?

Si continua ad ignorare o a non voler entrare nel merito delle vere problematiche del sistema bancario. E non è un buon segnale”.

Letizia Giorgianni
Presidente Associazione Vittime del Salvabanche