Il prendersi cura: le donne divise tra lavoro, famiglia e assistenza. Cosa manca per sostenerle?

Il termine è ormai diffuso e conosciuto: caregiver. E’ la persona che si prende cura di un familiare che, per età o condizioni di salute, non è in grado di provvedere a se stesso.

“Di norma è la donna a svolgere questa funzione, finendo per avere problemi sul lavoro e in ogni forma di relazione sociale – commenta Donella Mattesini, Presidente della Conferenza provinciale delle donne Pd. Priva della necessaria e doverosa rete sociale, finisce per essere quasi reclusa in casa perché l’attenzione ad un familiare in forte difficoltà è 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno”.

Mantiene i rapporti con gli operatori dei servizi, segue le pratiche amministrative, è il supporto fondamentale per le funzioni vitali dell’assistito.

E’ stato stimato che il caregiver familiare svolge mediamente 7 ore al giorno di assistenza diretta ed 11 ore di sorveglianza, per l’intero ciclo di malattia e, nel caso di disabilità congenita, anche per tutta la vita del disabile. Si tratta prevalentemente di donne di età tra i 45 ed i 55 anni, che spesso sono state costrette ad abbandonare il lavoro in mancanza di una rete adeguata di servizi sociali territoriali. Secondo il CENSIS (dati del 2016) l’assistenza diretta costa circa 11 miliardi, di cui il 73% a carico della famiglia.

Alla figura della caregiver la Conferenza provinciale delle donne PD ha dedicato un seminario che si è svolto nei locali del circolo Aurora in piazza Sant’Agostino ad Arezzo.