La Musica che gira intorno, alla scoperta dei Talking Heads

Cosa succede se per scrivere un brano pensi di comporlo per Alice Cooper?

Succede che se ti chiami David Byrne e ti spingi troppo più in là nasce Psycho Killer.

Psycho Killer è il titolo di un singolo dei Talking Heads pubblicato nel 1977 e tratto dal loro primo album dal titolo Talking Heads:77.
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È stato scritto da David Byrne, Chris Frantz e Tina Weymouth.

Un brano new wave e post-punk tra i più famosi dei Talking Heads.

Ascoltiamolo nella versione originale da oltre 97 milioni di visualizzazioni:

https://www.youtube.com/watch?v=O52jAYa4Pm8

Il testo della canzone parla di un assassino in chiave introspettiva.

Il protagonista racconta i suoi stati d’animo, gli stessi che poi lo conducono a compiere un omicidio.

David Byrne si è ispirato al personaggio di Norman Bates rappresentato nel film cult Psyco di Alfred Hitchcock e interpretato da Anthony Perkins.

Psycho Killer è frutto di diverse influenze culturali.

Byrne scrisse la canzone due anni prima della sua effettiva uscita senza avere grandi aspettative.

Non pensava davvero che potesse diventare un successo.

Una delle caratteristiche della canzone è la presenza di alcune frasi in francese all’interno del testo.

Il famosissimo ritornello recita infatti Psycho Killer/Qu’est-ce que c’est?.

Si tratta di uno degli sguardi migliori all’interno della mente di un folle, in questo caso di un omicida seriale.

Pubblicata tra l’altro nell’anno in cui David Berkowitz, il serial killer reso celebre dai giornali come Son of Sam, aspettava il giudizio nelle prigioni di New York.

Il testo in inglese e francese rimanda alla condizione di schizofrenia del protagonista, probabilmente rinchiuso in un manicomio.

Originariamente scritta ed eseguita come una ballata, evolvendosi, Psycho Killer divenne quella che AllMusic ha definito “una canzone ingannevolmente funky, new wave/no wave con un ritmo incalzante, ed una delle più memorabili linee di basso di tutto il rock & roll“.
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Psycho Killer fu l’unica canzone tratta dall’album ad apparire nella classifica Billboard Hot 100 raggiungendo la posizione numero 92.

Una versione live del brano è inclusa nell’album The name of this band is Talking Heads del 1982 dove è stata inclusa anche una versione live tratta dal tour Remain in Light.

Nel 1984 un’altra live version era inclusa nella colonna sonora del film diretto da Jonathan Demme dal titolo Stop Making Sense.

Il film si apre con David Byrne che da solo sul palco annuncia “Ciao, ho un nastro che voglio suonare” iniziando a cantare Psyco Killer accompagnandosi con una chitarra acustica ed utilizzando una Drum Machine come base ritmica.

Molti artisti hanno realizzato una cover di Psycho Killer.

Tra i tanti Brand New, Velvet Revolver, Local H, The Faint e persino Marco Mengoni.

Nel 2017 Selena Gomez pubblica Bad Liar singolo la cui base è un riarrangiamento della linea di basso di Psycho Killer.

Rimane il fatto che l’estro di David Byrne e compagni è sin dalle prime battute della canzone e dai primi giri di chitarra evidente.

Un brano frenetico, quasi nervoso, ed incredibilmente accattivante.

E penso al ritornello, con il suo fa-fa-far better, un omaggio a Otis Redding, punto di riferimento costante nella carriera dei Talking Heads, e al suo brano del 1966 dal titolo Sad Song.

Le Teste Parlanti sono stati un gruppo unico nel loro genere.

Ironici e auto-ironici.

Non riesco a guardare in faccia la realtà, sono teso e nervoso e non riesco a rilassarmi, non riesco a dormire perché il mio letto è in fiamme, non toccarmi, sto davvero arrivando al limite”.

Psycho Killer/Qu’est-ce que c’est?

Una sorta di manifesto del cinismo intellettuale che attraverserà la produzione di tante altre menti eccelse della new wave.

Essere nostalgici significa sempre che il meglio è alle spalle, è nel passato.

Invece non è così.

I componenti dei Talking Heads hanno continuato a fare moltissime altre cose, con nuovi progetti anche solisti.

Sempre mettendoci ritmo, suono e cuore.
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RECENSIONE A CURA DI ROBERTO FIORINI