La street art di Blub

Blub

L’arte sa davvero nuotare.

E per farlo indossa maschera e boccaglio.

C’è una crisi profonda, strutturale, che attanaglia mente e cuore.

Un momento storico segnato da pesanti disagi economici e lavorativi, ma anche relazionali.

Allora molto meglio essere equipaggiati per far fronte alle difficoltà quotidiane.

A questa causa stanno prestando la faccia molti volti noti.

Da Dante Alighieri a Leonardo.

E ancora Monna Lisa, Salvator Dalí, Marilyn, Papa Giovanni Paolo II e persino Gesù.

Una grande idea, nulla da dire.

Tutti in maschera e boccaglio con bollicine sugli sportelli di gas e luce di Firenze, Roma, Foggia e da qualche tempo anche Arezzo.

Metti una giornata in giro per la città, un sabato pomeriggio di settembre e il desiderio di scovare la street art di Blub.

Il primo disegno l’ho avvistato per caso, poi è arrivato il secondo e ho iniziato ad informarmi su Blub e se ci fossero altre sue opere ad Arezzo.

Ed è iniziata così la caccia, aiutato come sempre dall’amico e fotografo Luca Brunetti.

Blub

 

“Io amo la street art, credo si sia capito – mi ricorda Luca – amo i graffiti perché sono capaci di trasmettere un messaggio, insomma c’è un progetto ed un’idea alle spalle, spesso straordinaria”.

Blub abita a Firenze come me – continua Luca – e credo sia uno dei più originali street writer in circolazione”.

Ma chi è Blub?

Mi sono informato, o almeno ci ho provato.

Su di lui non si sa praticamente nulla se non che è fiorentino (o fiorentina?), anche se è diventato popolarissimo nel mondo del Web.

Una cosa è certa, ha la capacità di rendere l’arte accessibile e vicina a tutti, allontanandola dall’ambiente serioso dei musei.

La sua prima immagine risale all’ottobre 2013.

A Cadaqués, in Catalogna, compare un suo disegno che rappresenta un bambino con maschera da sub che ci guarda attraverso un oblò.

E’ anche il primo e unico dipinto di Blub, perché da allora usa sempre colla di farina.

Ha proprio ragione Blub.

Siamo con l’acqua alla gola.

Nonostante la crisi e le difficoltà, l’arte – nelle sue più disparate manifestazioni – continua però a nuotare nell’acqua, l’elemento che meglio rappresenta la vita.

Blub

Blub sembra quasi dirci con le sue opere che crisi può significare anche opportunità.

L’opportunità di smettere di sentirci vittime di un sistema, consapevoli che siamo noi gli artefici della nostra vita.

A me le opere di Blub piacciono molto.

L’’idea è geniale, ironica e divertente.

Le difficoltà e il disagio diventano un modo per comunicare.

Come?

Indossando maschera e boccaglio e affrontando la realtà.

Le amministrazioni comunali non sono proprio favorevoli a queste opere sui muri o sui cartelli.

Anch’io penso che non tutto quello che sta fuori per le strade vada bene esteticamente.

I personaggi famosi disegnati da Blub però sembrano dialogare con la città e i passanti.

Un modo nuovo di raccontare l’arte che fa davvero bene all’umore e alle città.

Quegli sportelli dei contatori del gas o della luce disegnati da Blub acquisiscono un nuovo aspetto, sono colorati, divertenti, fanno riflettere.

Su Instagram Blub è molto attivo.

Conferma ciò che mi ricorda da alcuni anni Luca Brunetti ovvero che Istagram è un social network perfetto per veicolare l’arte.

Gli Instagramers amano scovare le opere di Blub in giro per le città, non nascondo che piacerebbe farlo anche a me ma per il momento seguo gli scatti di Luca.

Sull’hushtag #lartesanuotare si contano tantissime foto.

Mia cugina Elisa, nata ad Arezzo, che dopo aver provato a cambiare il nostro Paese è stata costretta a cambiare paese trasferendosi prima in Inghilterra e precisamente a Bristol e poi in Svizzera a Losanna, mi ha spesso parlato di un writer molto famoso nel mondo, Bansky.

La città nel sudovest dell’Inghilterra è il regno della street art grazie a Bansky che insieme ad altri giovani talenti urbani creativi, ha trasformato il quartiere di Stokes Croft in un museo a cielo aperto.

Se un fenomeno sovversivo come la street art – mi ha raccontato Elisa – è oggi una realtà molto lo si deve proprio a Banksy che anziché tele dipinge muri urbani”.

Oggi l’indotto legato alla street art produce ricchezza per l’intera città di Bristol.

Nel quartiere Stokes Croft arrivano ogni giorno centinaia di fedeli di Banksy.

Esplorano ogni vicolo, fotografando muri impreziositi da writers che ormai espongono anche a Los Angeles e Tokyo.

Tappa imperdibile, il palazzo che ospitava il negozio di dischi techno e hip hop Subway records, dove si può ammirare Mild Mild West di Banksy, ormai segno distintivo della città di Bristol.

Elisa, motion graphic designer, mi ha segnalato che dopo molti anni finalmente, forse, è stata svelata la vera identità di Bansky.

Pare si tratti di Robert del Naja, fondatore dei Massive Attack, band che viene proprio da Bristol, proprio come Bansky guarda caso.

Qualche tempo fa un giornalista del Daily Mail segnalò la strana coincidenza tra le tappe del tour della band inglese e la comparsa dei graffiti firmati da Bansky.

Adesso pare proprio non si fosse sbagliato.

Spesso siamo disposti ad arrampicarci sulle più improbabili congetture pur di riuscire a dare un volto, una biografia, una foto senza trucco agli artisti che hanno scelto di negare al circo mediatico la propria persona.

Non tolleriamo che qualcuno si nasconda dietro uno pseudonimo.

E penso ad esempio anche alla querelle dietro lo pseudonimo della scrittrice Elena Ferrante.

Per molti versi viviamo in un nuovo Medioevo.

Blub

A redimere la bruttezza di certi luoghi dove viviamo in alcune zone delle nostre città è nata un’arte che appare collettiva per natura, spesso anonima.

Un’arte pubblica, che si vede gratis.

writers mettono in atto progetti di valore civico, oltre che artistico.

Mi riferisco ad esempio al Gruppo Risveglio dal Sonno che ha raccontato l’epopea collettiva dei cittadini di Scampia non coprendo le brutture del quartiere, ma usandole in modo creativo.

La street art è davvero una espressione fuori dall’ordinario.

E’ una manifestazione sociale, culturale e artistica, espressione di creatività attraverso interventi diretti sul materiale urbano.

Un fenomeno talvolta etichettato come atto di vandalismo.

Credo che la differenza tra atti di vandalismo e writing esista eccome e sia ricercabile nelle motivazioni che portano una persona a dipingere.

Questo confine – tra bellezza e illegalità – è stato illuminato più volte da artisti di fama mondiale, come appunto Banksy.

A nessuno verrebbe in mente di accusarlo di vandalismo.

Perché?

Perché i suoi disegni sono opere d’arte che spingono a riflettere sulle difficoltà e i successi della società attuale, ispirando in ognuno di noi il desiderio di pensare a ciò che ci circonda.
Ecco perché ho voglia di scoprire altri personaggi di Blub in giro per la mia città.

E magari li posterò su @lartesanuotare, godendo della fresca arte urbana di questo originale writer.