Liste attesa sanità, Marchetti (FI): «Dalla Regione ennesimo Piano-bandiera Tempi massimi già ripetutamente fissati e mai fatti rispettare»

ospedale febbre virus
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Il Capogruppo di Forza Maurizio Marchetti critico: «Il combinato tra disposizioni nazionali grilline e cervelli toscani genera mostri»

«Tempi massimi per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e diagnostiche? C’erano già. Peccato che non vengano rispettati. La regionale ciclicamente si riempie la bocca con delibere sul contenimento delle liste d’attesa sanitarie fissando tempi che poi vengono bellamente disattesi. Il nuovo Piano di contenimento appena annunciato ci pare incanalarsi in questo solco, con in più l’esito monstre del recepimento delle iniziative nazionali grilline come il blocco dell’attività intramoenia laddove le liste d’attesa siano più ampie. In pratica le colpe dei padri politici, la sinistra storicamente al governo della , si scaricano sui figli, nel caso specifico i medici che vengono puniti comprimendone la capacità e libertà di esercizio professionale. Questo pastrocchio giallorosso non solo non risolverà la piaga delle liste d’attesa, ma provocherà ulteriori fughe di camici bianchi dal sistema sanitario regionale. Me ne andrei anche io»: a parlare così è il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti, fresco di lettura della nota (l’atto ancora non è disponibile) con cui la Regione comunica di avere varato ieri il nuovo Piano regionale di governo delle liste di attesa 2019-2021.

«Qui di Piani son pieni i bollettini ufficiali. L’ultima delibera che fissava tempi massimi per classi di priorità nell’erogazione di prestazioni diagnostiche e visite specialistiche era dell’anno scorso – ricorda Marchetti – ovvero la 750 del 2 luglio 2018. Le liste d’attesa c’erano allora, c’erano prima, ci sono ora. Il punto è che alla giunta di tanto in tanto fa comodo raccontare di voler prendere di punta un fenomeno su cui, al contrario, sta arrampicandosi ormai da anni sui vetri. Assunzioni che non arrivano, contrazione delle convenzioni col privato, servizi territoriali sottodimensionati e nessuna azione concreta, se non di monitoraggio, per contrastare questa autentica piaga. Forse – riflette il Capogruppo azzurro in Regione – con la riforma 2015 Rossi pensava di poter mescolare le carte. Beh: il mazzo dev’esser stato tagliato male perché la situazione è perfino peggiorata, con pazienti costretti spesso a scegliere tra attesa biblica o pellegrinaggio di chilometri per gli angusti sentieri che l’area vasta propone e impone».

Ora: «Inopinatamente – incalza Marchetti – adesso il nuovo Piano toscano integra anche le novità introdotte dal Piano Nazionale Governo Liste di Attesa (PNGLA) siglato con l’intesa Stato-Regioni del 21 febbraio 2019 il quale prevede, tra l’altro, in caso di superamento del rapporto tra l’attività in libera professione e in istituzionale sulle prestazioni erogate e/o di sforamento dei tempi di attesa massimi già individuati dalla Regione, si attua il blocco dell’attività libero professionale. Questo combinato disposto tra entusiasmi grillini e cervelli Pd in Toscana rischia di generare nel sistema un effetto paradosso, con i cittadini che non troveranno più santi a cui votarsi per farsi curare nemmeno più pagando, e i medici che saranno più invogliati che mai ad appendere il camice al chiodo della sanità pubblica toscana per andare a esercitare altrove».