Coronavirus, 2500 persone in rientro in Toscana, parte ambulatorio per la pronta diagnosi. 400 studenti in isolamento

Si è tenuta nella sede dell’assessorato al diritto alla salute la consueta riunione della task force istituita dalla Regione per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Questi gli argomenti affrontati nel corso della riunione.

Gli studenti di ritorno dalle aree a rischio. E’ stata applicata la settimana scorsa la circolare ministeriale sulle scuole dell’8 febbraio scorso. La Regione l’ha inviata a tutti i dirigenti scolastici, con gli indirizzi mail delle Asl a cui inviare le segnalazioni di studenti rientrati o in rientro dalle aree a rischio. 370 sono state le segnalazioni giunte alla Toscana centro, 9 alla sud est, altre 9 alla nord ovest. Anche questo è un modo che consente di esercitare un controllo sull’intera famiglia, perché i bambini non viaggiano certo da soli, quindi le segnalazioni riguardano di fatto tutta la famiglia. Circa 400 bambini in Toscana (di cui 370 nella Toscana centro) sono quindi in isolamento domiciliare e vengono controllati quotidianamente.

I test nei laboratori di virologia. Il laboratorio di virologia dell’Azienda ospedaliero universitaria senese ha eseguito finora 17 test, risultati tutti negativi. Gli altri due laboratori (Careggi e Aou pisana) non hanno ancora eseguito nessun test.

I test, precisano tra l’altro gli esperti della task force, vanno fatti solo in presenza di sintomi (febbre, tosse, problemi respiratori). Il test non è uno screening da fare a tutti indistintamente. Fare test quando non ci sono sintomi può essere pericoloso, perché magari da’ risultato negativo, e questa è una falsa sicurezza.

Martedì, 18 febbraio, alle 11, l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi presenterà il nuovo ambulatorio per la pronta diagnosi di Covid-19 sui cittadini in rientro dalle aree a rischio. Saranno con lei Emanuele Gori, direttore sanitario della Asl Toscana centro, Renzo Berti, responsaabile della prevenzione della Toscana centro, Simone Magazzini, direttore emergenza urgenza, sempre della centro e Federico Gelli, coordinatore unità sanitaria di crisi aziendale della stessa Asl.

Sono infatti 2500 i cittadini di rientro dalla Cina dove si erano recati per festeggiare il Capodanno.
500 residenti a Firenze e 2000 a Prato.

LA NOTA DELL’ASSESSORE REGIONALE SACCARDI

“Per quanto riguarda la misure messe in atto per fronteggiare l’emergenza Covid-19, la Regione Toscana si attiene ai provvedimenti presi dal governo, e comunicati con le circolari del Ministero della salute, e dal commissario straordinario Angelo Borrelli”. Lo precisa l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, replicando a chi sostiene che la quarantena è l’unica misura possibile per i cinesi che stanno rientrando dalle zone a rischio.
“Oltre al rispetto delle indicazioni del Ministero – chiarisce ancora Stefania Saccardi – abbiamo preso provvedimenti ulteriori, come l’ambulatorio all’Osmannoro che presenteremo domani, che sarà dedicato alla valutazione dei casi di persone provenienti dalle zone a rischio con una prima sintomatologia. Misure che servono per dare una risposta specifica, senza gravare sulle altre strutture della sanità regionale”.
“Non essendoci nessun caso accertato di coronavirus, la quarantena non spetta alle autorità sanitarie della Regione – sottolinea l’assessore – Trovo davvero sorprendente un’uscita come questa, perché la Toscana è la Regione che si è mossa con maggior tempestività e adeguatezza, pur non essendo l’unica ad accogliere sul suo territorio un gran numero di cittadini cinesi”.
“Le misure sin qui adottate nel territorio regionale e in particolare in quello della Asl Toscana centro, dove vive la gran parte dei cinesi presenti in Toscana – informa Renzo Berti, responsabile della prevenzione della Asl Toscana centro – sono tutte ispirate al principio dell’efficacia preventiva ed elaborate nel contesto di strutture (task force – unità di crisi) a cui partecipano i professionisti delle diverse discipline sanitarie. Un provvedimento drastico come la quarantena obbligatoria deve tener conto dei presupposti normativi, epidemiologici e di fattibilità, ovvero di appropriate condizioni di alloggio e di isolamento, non sempre possibili”.
Nella provincia di Zhejiang, da cui provengono molti dei cinesi residenti nella Toscana centrale, sono stati ad oggi accertati 1.271 casi di coronavirus. Ciò corrisponde a un’incidenza pari a 2 casi ogni 100.000 abitanti. In tale provincia non si è avuto alcun decesso. Una situazione, insomma molto diversa da quella della provincia dello Hubei, che ha quasi la stessa popolazione, e dove si contano quasi 58.200 casi (quindi 9.860 casi ogni 100.000 abitanti) e 1.700 morti.
Tuttavia anche nello Zhejiang il governo cinese ha adottate misure che da diverse settimane subordinano la possibilità di uscire dal Paese al superamento di specifici controlli sanitari. Controlli sanitari che, com’è noto, sono previsti anche negli aeroporti italiani.
Per i cittadini cinesi rientrati prima dei provvedimenti governativi cinesi sono ormai trascorsi i 14 giorni che sono considerati il tempo massimo di incubazione (in effetti la maggior parte dei contagiati manifesta sintomi dopo 5-6 giorni).
“Le disposizioni ministeriali riferite alle scuole – chiarisce ancora Berti -, che giustificano la scelta dell’isolamento volontario di bambini e studenti per due settimane dal rientro, consentono alla Asl Toscana Centro di esercitare già adesso una sorveglianza attiva su circa 400 nuclei familiari corrispondenti a più di 1.200 persone. L’attivazione di un ambulatorio per la pronta diagnosi dei soggetti rientrati da aree a rischio e prima sintomatologia consentirà di intervenire rapidamente nei loro confronti garantendo adeguata assistenza e isolamento in caso di necessità e soprattutto di restituire tranquillità a chi fosse affetto dalle ricorrenti patologie stagionali, come accaduto sin qui per i diversi casi negativi ancorché ospedalizzati”.