Dal 10 settembre inizierà l’iter per l’individuazione del responsabile della potenziale contaminazione di Podere Rota

La Regione risponde al Comune di San Giovanni

E’ il 10 settembre la data indicata dalla Regione Toscana per concludere il rapporto istruttorio preliminare e iniziare l’iter per l’individuazione del responsabile della potenziale contaminazione del sito di Podere Rota. Il 12 luglio l’assessore regionale all’ambiente Monia Monni ha risposto al sindaco di San Giovanni Valdarno Valentina Vadi definendo il crono programma dei prossimi mesi.

Nella stessa lettera, viene precisato che, dopo quasi 12 settimane dalla richiesta, sia il Comune di Terranuova Bracciolini che l’azienda Asl Toscana Sud Est non hanno fornito alla Regione Toscana la documentazione richiesta e necessaria per avviare il procedimento. “Invierò sollecito ad entrambi gli Enti – dichiara il sindaco Vadi – c’è in gioco la salute dei cittadini”.

Non solo la potenziale contaminazione delle acque sotterranee nel sito di Podere Rota messa in evidenza da Arpat a settembre 2020, il 30 giugno, in uno dei 29 pozzi di campionamento, a monte idraulico della discarica, è stata riscontrata la presenza di cromo (Cr) e cromo esavalente (CrVI) “non in linea con i valori storicamente registrati – ha dichiarato la stessa Csai – e del tutto anomali”. “Csai – continua – ha quindi presentato denuncia contro ignoti presso la Dda di Firenze oltre alla comunicazione agli enti competenti”. Nel Sisbon (Sistema informativo Siti interessati da procedimento di bonifica) non risulta nessuna notifica effettuata da Csai riferita alla discarica di Podere Rota.

Per questo il Comune di San Giovanni Valdarno ha inviato richiesta formale di accesso agli atti al Dipartimento Arpat di Arezzo per capire la situazione.

In precedenza, il 28 di giugno, è stata effettuata la “richiesta e sollecitazione di avvio di procedimento d’ufficio di identificazione del soggetto responsabile della contaminazione” indirizzato al presidente della giunta regionale, alla Direzione ambiente ed energia della Regione Toscana, e per conoscenza, anche alla Provincia di Arezzo. “Nella qui non creduta ipotesi di inerzia dell’Amministrazione regionale – si legge nella conclusione del documento – si intraprenderanno le opportune azioni a tutela della collettività nelle competenti sedi”.

In questi mesi – ripercorre durante la conferenza stampa di questa mattina, 19 luglio, il sindaco di San Giovanni Valdarno Valentina Vadi – da quanto Csai Spa il 19 ottobre 2020 ha protocollato il progetto di ampliamento della discarica di Podere Rota, tanti sono stati i passaggi che ho compiuto in veste di sindaco di San Giovanni Valdarno per informare, per avere io stessa informazioni, per richiedere azioni ad enti sovraordinati, per creare attenzione intorno a questa vicenda, al solo scopo di tutelare l’ambiente, la salute e la qualità della vita dei miei cittadini.

In particolare ho tenuto costantemente al corrente il consiglio comunale di tutto quanto avveniva, facendo, da settembre ad oggi, 6 comunicazioni in altrettante sedute (29 settembre 2020, 30 ottobre 2020, 30 novembre 2020, 29 gennaio 2021, 31 marzo 2021, 14 maggio 2021); in data 3 dicembre 2020, su mandato del consiglio comunale di San Giovanni Valdarno, ho inviato una nota alla Regione Toscana per richiedere l’attivazione dell’inchiesta pubblica (come si legge nella parte narrativa della delibera della Giunta regionale n.62 del 1 febbraio 2021); ho inviato due formali istanze alla Provincia e alla Regione in data 19 febbraio, ‘Formale istanza a provvedere ex articolo 244, comma 2, d.lgs 3 aprile 2006, n.152, istanza di sospensione e/o archiviazione Paur discarica di Podere Rota’; sempre in data 19 febbraio 2021 ho depositato presso la Direzione ambiente ed energia della Regione Toscana, le ‘osservazioni riguardanti l’istanza di avvio del procedimento (Osservazioni al Paur)’ per intervenire nell’ambito della Conferenza dei servizi relativa al progetto di ampliamento della discarica di Podere Rota; il 20 aprile 2021 ho inviato una lettera aperta all’assessore regionale all’ambiente, Monia Monni, a seguito di una sua dichiarazione rilasciata alla stampa; nei giorni del 20 marzo 2021, 23 aprile 2021, 15 maggio 2021 sono intervenuta nell’ambito delle audizioni della inchiesta pubblica.

Come ultimo atto e più recente – prosegue il primo cittadino – non avendo ricevuto alcun riscontro nel merito dell’ordinanza con diffida che la Regione Toscana deve emettere nei riguardi del responsabile della potenziale contaminazione delle acque sotterranee nel sito di Podere Rota, come richiesto dal Dipartimento Arpat di Arezzo dal mese di marzo 2021, ho inviato a mio nome, nella qualità di sindaco di San Giovanni Valdarno, in data 28 giugno 2021, (protocollo del Comune n. 12349), una ‘richiesta e sollecitazione di avvio di procedimento d’ufficio di identificazione del soggetto responsabile della contaminazione (ai sensi degli articoli 244, comma 2, e 245, comma 2, decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152)’ indirizzato al presidente della Giunta Regionale, alla Direzione ambiente ed energia della Regione Toscana, e per conoscenza, anche alla Provincia di Arezzo”.

Nella parte conclusiva, dopo avere riepilogato l’urgenza e il fondamento normativo della ordinanza, è scritto: “Il Comune di San Giovanni Valdarno, in persona della sottoscritta sindaca, invita e diffida la Regione Toscana ad avviare il procedimento (ai sensi dell’art. 244, comma 2, e/o dell’art. 245, comma 2, del d. lgs. 3 aprile 2006, n. 152) di identificazione del soggetto responsabile del superamento dei valori Csc (Concentrazione soglia di contaminazione) rilevato nelle acque sotterranee captate nel podere Casa Rota e a provvedere all’emissione della conseguente ordinanza – diffida ai fini della realizzazione delle procedure e degli interventi di cui all’art. 242, d.lgs. 152/2006; significa che, nella qui non creduta ipotesi di inerzia dell’Amministrazione regionale, si intraprenderanno le opportune azioni a tutela della collettività nelle competenti sedi”.

In data 12 luglio scorso è arrivata la risposta dall’assessore regionale all’ambiente Monia Monni. Nel documento si precisa che la Regione Toscana, non appena ricevuta la comunicazione del Dipartimento Arpat di Arezzo datata 22 marzo 2020 in cui si è richiesta all’autorità competente l’emissione di ordinanza nei riguardi del responsabile della potenziale contaminazione, si è attivata richiedendo, con una nota del 14 aprile 2021 (protocollo n. 165619) al “Comune di Terranuova Bracciolini, ad Arpat e alla Azienda Usl Toscana Sud Est, in via preliminare e al fine di inquadrare gli elementi necessari per condurre le opportune indagini, informazioni, dati, documenti ed ad individuare altri aspetti di necessario approfondimento quali, a titolo di esempio, visure catastali, visure camerali, eventuali avvicendamenti societari nella gestione dell’impianto. Si è ritenuto necessario avviare – continua l’assessore Monni – l’istruttoria preliminare per la formulazione del rapporto istruttorio, prodromico all’avvio formale del procedimento (di cui all’articolo 244 del D.lgs 152/06), in quanto i diversi documenti prodotti da Arpat e dal gestore dell’impianto, dai quali risulta che superamenti dei limiti tabellari per le acque sotterranee erano già evidenti nel periodo 2008-2010, superamenti valutati in sede di rinnovo dell’autorizzazione dell’impianto come imputabili ad inquinamento diffuso, evidenziano la necessità di approfondimento per la definizione delle motivazioni a supporto della ordinanza, più oggettive e circostanziate possibili. […].

Considerato che alla data odierna solo il Dipartimento Arpat di Arezzo ha fornito in data 16 Aprile 2021 il contributo tecnico istruttorio richiesto e che, dato atto del mancato riscontro degli altri enti interpellati, restano da completare approfondimenti di carattere tecnico amministrativo […], si prevede di poter concludere il Rapporto istruttorio preliminare entro il 10 settembre 2021. […]. Dalla data di avvio formale del procedimento (quindi, data successiva al 10 settembre, nda), decorrono i termini (30 giorni) per la conclusione dello stesso con il provvedimento di individuazione del soggetto responsabile e, se individuato, con contestuale ordinanza motivata diretta al responsabile della potenziale contaminazione a provvedere ai sensi del Titolo V Parte IV del D.lgs 152/06”.

La risposta dell’assessore regionale – commenta il sindaco Valentina Vadi – è importante perché rileva come gli uffici della Regione Toscana abbiano preso in carico la questione segnalata da molti mesi da Arpat, in relazione al superamento delle Csc (concentrazioni soglia di contaminazione) nelle acque sotterranee del sito di Podere Rota, anche se aggiungono ulteriore tempo (fino al 10 settembre) prima di avviare, a norma di legge, il procedimento di individuazione del responsabile della potenziale contaminazione. Che, secondo il Dipartimento Arpat di Arezzo, è da ascrivere al gestore dell’impianto, Csai Spa. Continuo a non comprendere le ragioni per cui gli uffici competenti della Regione Toscana non ritengano adeguate le comunicazioni di Arpat sulla responsabilità della potenziale contaminazione delle acque superficiali pur essendo Arpat organo tecnico della Regione Toscana. Tuttavia ravviso, in questa risposta, come elementi positivi, la presa in carico della questione e la presenza di un crono programma che porterà all’individuazione del responsabile e all’obbligo dell’avvio delle procedure di bonifica”.

Sempre nella risposta dell’assessore regionale si legge che, dopo quasi 3 mesi, sia il Comune di Terranuova Bracciolini che l’azienda Asl Toscana Sud Est non hanno inviato alla Regione Toscana la documentazione richiesta e necessaria per avviare il procedimento di individuazione del responsabile della potenziale contaminazione. In particolare la Regione ha richiesto: al Comune di Terranuova Bracciolini “l’inquadramento urbanistico territoriale dell’ambito all’interno del quale ricade il sito anche in riferimento alle previsione del piano strutturale e del regolamento urbanistico o piano operativo vigenti, unitamente all’identificazione catastale dell’area attualmente interessata dagli impianti di gestione rifiuti; licenze/autorizzazioni/assensi/nulla osta rilasciati dall’Amministrazione comunale nell’ambito in cui ricade il sito, attinenti ed utili ai fini del procedimento in questione e/o l’individuazione di altri soggetti operanti nel sito; eventuali problematiche ambientali pregresse/recenti segnalate; pregressi utilizzi dell’area; qualsiasi altro elemento utile all’individuazione del possibile soggetto responsabile

della potenziale contaminazione riscontrata”.

All’Azienda Asl Toscana Sud Est invece di “segnalare eventuali problematiche sanitarie pregresse/recenti segnalate”.

A questo proposito – continua il sindaco di San Giovanni Valdarno – trattandosi di un passaggio molto delicato, in qualità di sindaco e come rappresentante legale dell’Amministrazione comunale di San Giovanni Valdarno, che è ente esponenziale degli interessi della collettività stanziata sul territorio comunale limitrofo a quello sede di impianto, invierò un sollecito ad entrambi gli enti a fornire, quanto prima, la documentazione richiesta dagli uffici della Regione Toscana, perché si proceda celermente alla individuazione del responsabile della potenziale contaminazione e alla bonifica del sito”.

Numerose volte, in questi nove mesi, l’Amministrazione comunale di San Giovanni Valdarno ha avviato formale richiesta di accesso agli atti ai Settori della Direzione ambiente ed energia della Regione Toscana, che è competente in materia di bonifica e di autorizzazioni, o al Dipartimento Arpat di Arezzo per ottenere specifici documenti.

L’ultima richiesta di accesso agli atti che il sindaco Valentina Vadi ha inviato, recentissima, è datata 1 luglio 2021 ed è rivolta al dipartimento Arpat di Arezzo a seguito del comunicato stampa dello scorso 30 giugno, in cui Csai dichiara di avere denunciato alla Dda di Firenze la presenza di cromo e cromo esavalente nei terreni di riporto dei lavori stradali sulla SP7 di Piantravigne.

In attesa di ricevere la documentazione richiesta – aggiunge il sindaco – posso osservare, con forte preoccupazione, che nel Sisbon (Sistema informativo Siti interessati da procedimento di bonifica) non risulta nessuna notifica di potenziale contaminazione effettuata da Csai spa riferita alla discarica di Podere Rota ai sensi dell’articolo 245 (D.lgs 52/06), né in relazione al superamento delle Csc attestato nel Rapporto di ispezione ambientale del settembre 2020, né in questa ultima, e più grave, situazione. E’ presente soltanto la notifica di ufficio effettuata da Arpat del primo superamento dei Csc, ossia quello dello scorso settembre”.

Di fronte ad una situazione come questa – conclude il sindaco di San Giovanni Valdarno Valentina Vadi – io non mi fermo: seguirò attentamente ogni passaggio effettuato dagli uffici della Regione Toscana e, se non avrò risposte celeri ed adeguate da parte delle autorità competenti, mi riservo di percorrere tutte le strade che la legge mette a disposizione perché non si proceda con l’adeguamento volumetrico della discarica di Podere Rota. Non vi sono soltanto motivazioni politiche, ma forti preoccupazioni di danno ambientale e di pericolo per la salute pubblica che si prefigurano come irreversibili se sarà autorizzato dalla Regione Toscana questo progetto di ampliamento”.